Archivi tag: EU

Index dei Contenuti del Blog

IBS blog index

BUSINESS NEWS

Elenco opportunità estere, servizi specialistici, opportunità di Business

SERVIZI INTERNAZIONALIZZAZIONE

RELAZIONI INTERNAZIONALI
- Country Profile e Articoli di Macro-economia, Geo-politica, Cross Culture

I DESK ESTERI IBS
- I Desk della Rete Estera IBS, Servizi ed Opportunità

DIVENTA PARTNER DI IBS
- Offerta Consulenziale per Società di Servizi, Enti, Associazioni di Categoria

EUROPA: OPPORTUNITÀ, BANDI, APPALTI, PROGRAMMI UE VERSO I PAESI TERZI
- Newsletter Agenzia ICE Bruxelles

RINNOVABILI – RICERCHIAMO TERRENI

PER IMPIANTI FOTOLTAICI GRID PARITY DA COSTRUIRE IN ITALIA :

( CLICCA SUL LINK PER I DETTAGLI )

IBS curerà tutto l’ iter burocratico dalla presentazione dei documenti fino al rilascio della Autorizzazione Unica . Già siglati gli accordi con gli investitori pronti all’ acquisto delle Autorizzazioni appena pronte . Dimensioni Impianti a partire da 5 MW fino a 50 MW o superiori . Gli investitori sono interessati anche all’ acquisto di Autorizzazioni già immediatamente cantierabili .

SEMPRE IN ITALIA :

- Cerchiamo impianti o parchi fotovoltaici a terra, ad inseguimento, pensiline, tetti, serre già connessi alla rete per acquirenti pronti all’ acquisto . Requisiti : potenza equivalente o superiore a 50 – 100 Kw , 470 Kw, 800 – 900 Kw a seconda dell’acquirente / investitore, senza limite superiore . L’ investitore chiede di verificare che non ci siano problematiche di attiguità ( per impianti legati a differenti SPV collocate ad una distanza inferiore a quella prevista per legge ), che potrebbe determinare la sospensione degli incentivi a seguito di visita GSE . Se interessati, i dati da fornire in una fase iniziale sono unicamente: Nome SPV preciso della Società a cui fa capo il contratto GSE, Potenza precisa dell’impianto, Localizzazione geografica precisa dell’impianto . A seguito di una prima verifica seguirà l’invio di un teaser per raccogliere le informazioni di dettaglio . Contattaci

- Cerchiamo concessioni sia fotovoltaiche che eoliche per costruire impianti di potenza equivalente o superiore a 10 – 20 MW . Contattaci

PROGETTI ESTERI :

- Polonia : per altri acquirenti, cerchiamo concessioni nel settore fotovoltaico a partire da 1 MW a salire . Contattaci
- Per investitori e acquirenti cerchiamo impianti con incentivi connessi alla rete in paesi esteri stabili . Inoltre sono di interesse anche progetti per la costruzione di parchi fotovoltaici ed eolici, già dotati delle autorizzazioni per costruire e tariffa con Ente statale . Contattaci

COMMESSE ESTERE E LAVORI INFRASTRUTTURALI / EDILI

Segnaliamo lavori infrastrutturali / edili da eseguire in paesi Extra – UE . Contattaci

IMMOBILIARE IN ITALIA

Strutture commerciali a reddito in vendita . Contattaci
Cerchiamo cielo terra in Milano centro con canone di locazione attivo per investitore . Contattaci
Ricerchiamo investitori per interessanti progetti di sviluppo immobiliare con potenziale gestore già disponibile . Contattaci

FILIERE AGROALIMENTARI

Forniamo filiere Agroalimentari chiavi in mano, latte – carne, pomodoro, polli, serre, ecc.

TRADING

CARBURANTI E PRODOTTI PETROLIFERI
Visita la pagina per procedure e lista prodotti delle Raffinerie

OLI VEGETALI
Olio di girasole, mais, colza, palma, soia, UCO

PRODOTTI AGRI-FOOD
Catalogo Agrifood, prodotti ed offerte Food and Beverage

TEMI CONSULENZIALI

MANUALE ABC DELL’EXPORT – ELEMENTI DI IMPORT – EXPORT
- Indice dei Contenuti e Adempimenti per Inizio Attività Import – Export
- Trovare un Partner Commerciale, vantaggi di Procacciatore di Affari, Agente di Commercio, Distributore
- Operazioni commerciali all’Estero e partecipazione a Fiere
- Principali Documenti da utilizzare nel Commercio Estero
- Tariffa Doganale e Dazi
- Modalità di Consegna delle Merci, Tempi, Qualità, Spedizione, Incoterms
- Modalità di Pagamento e Recupero Crediti
- Il Commercio Elettronico cenni
- Regole Settoriali Import – Export per Alimenti, Cosmetici, Gioielli, Tessile

CONSULENZA DOGANE
- Incoterms 2010
- Cenni sull’Origine delle Merci
- Accordi di Origine Preferenziale dell’Unione Europea
- I vantaggi dello Status di Esportatore Autorizzato AEO (Operatore Economico Autorizzato)
- Glossario Doganale, terminologia utile per una corretta comunicazione con le Dogane
- Free Download – Area Dogane

CONSULENZA FISCALE
- Free Download – Area Fiscalità Internazionale

CONSULENZA LEGALE
- Cenni di Contrattualistica Internazionale
- Giustizia ordinaria o Arbitrato / ADR (Alternative Dispute Resolution)
- Free Download – Area Legale

CONSULENZA SU TRADE & EXPORT FINANCING, ASSICURAZIONE DEL CREDITO E SACE
- Gestione operazioni di Credito Documentario e Garanzie Bancarie Internazionali
- SACE, Export Credit Agency per Assicurare il credito e la Protezione degli Investimenti
- OCSE – OECD Credit Risk Map
- Free Download – Export Credit Risk from OECD

CONSULENZA SUPPLY CHAIN
- Cenni di Logistica e Trasporti

CONSULENZA BUSINESS PLAN
- Business Model Canvas e altri Strategy Tools per la redazione del Business Plan
- Elementi di Business Planning, nell’Export e IDE (Investimento Diretto Estero)
- Free Download – Esempi di Business Plan semplificati

ARTICOLI SU TEMI DI CARATTERE SETTORIALE

AREA FOOD
- Distributori, Buyer, Aziende dolciarie interessate al Cacao grezzo in semi da macinare origine Costa D’Avorio
- Richiesti Buyer, Importatori, Distributori per prodotti Food and Beverage da paesi UE – EXTRA UE
- Download Catalogo TRADING Food & Beverage di IBS
- Richiesti prodotti Food and Beverage per EXPORT
- Valutazione delle Carcasse Bovine mediante il Sistema Internazionale EUROP
- Olio di Argan BIO biologico Certificato USDA, ECOCERT e prodotti Cosmetici;
- Lo Zafferano Iraniano e Marocchino

CERTIFICAZIONI
- Certificazione HALAL, i cibi leciti per il mondo Arabo secondo il rito Islamico

CRISIS MANAGEMENT
- Gestione delle Crisi o Disastri e immediate Azioni Umanitarie
- Elicotteri americani adatti per uso sanitario, ambulanza, trasporto valori petroliferi, minerari, monetari, controllo frontiere

COMMODITIES
- Legna da ardere
- I Pallet: il ruolo nell’Export, dal packaging, allo stoccaggio dei beni e macchinari, al trasporto delle merci nel commercio Internazionale estero;
- Pellet

CONSTRUCTION, EDILIZIA
- Bioedilizia ed Edilizia Ecosostenibile, progetto White Home, “case su misura”, soluzioni abitative antisismiche, ecosostenibili, intelligenti

FORMAZIONE FINANZIATA E FONDI PARITETICI
- Formazione Finanziata, Export & Internazionalizzazione, Check-up mercati esteri, tramite i Fondi Paritetici Interprofessionali

RICERCA UNIVERSITARIA, INNOVAZIONE E RISPARMIO FISCALE
- Credito di Imposta e Formazione tramite Decreto 145 sul Finanziamento alle Università

HUMAN CAPITAL DEVELOPMENT
- Il Coaching come soluzione per il successo personale e professionale

SERVIZI SPECIALISTICI PER HOTEL E OSPITALITÀ
- Riepilogo Servizi per Hotel e Ospitalità e modalità di erogazione;

PIATTAFORMA B2B & INTERNATIONAL TRADES
- Piattaforma di Dropshipping start-up innovativa (progetto italiano)
- Scopri le Promozioni per la Membership alla Piattaforma B2B Pandora per contattare direttamente Clienti, Distributori, Fornitori esteri

FIERE, MISSIONI, INCOMING BUYER ED OPERATORI COMMERCIALI
- Missioni e Fiere all’estero, ed Incoming di Buyer ed Operatori Commerciali in Italia

I DESK DELLA RETE ESTERA IBS

DESK esteri IBS & Servizi

I DESK DELLA RETE ESTERA IBS – SERVIZI ED OPPORTUNITÀ

I vari DESKS riportano i Servizi attivi nel paese e le Opportunità di Business, includendo i settori, e le tipologie di Aziende che potrebbero ottenere maggiori benefici in termini di Export o di Investimento Diretto Estero nel territorio, sia per le potenzialità del mercato, sia per eventuali agevolazioni o Fondi messi a disposizione dagli Enti Locali o dalle Istituzioni competenti.

Download Desk files

AFRICA ECOWAS-CEDEAO + ANGOLA MAURITANIA

ECOWAS – CEDEAO: Angola, Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa D’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Togo
Congo, Ruanda, Zambia (valutazione caso per caso)
Uganda

AMERICA

AMERICA SETTENTRIONALE, CENTRALE E ISOLE
Canada
USA, Panama
Repubblica Dominicana

AMERICA MERIDIONALE / PAESI LATINI + SPAGNA
Brasile, Colombia, Messico, Perù, Spagna
Cile

ASIA

Kazakistan

FAR EAST
Cina , Incoming in Italia di Clienti ed operatori cinesi LINK
Cambogia, Filippine, Hong Kong, Indonesia, Laos, Malesia, Myanmar, Singapore, Taiwan, Thailandia, Vietnam
Corea del Sud
Giappone
Singapore

EUROPE

Albania
Benelux (Belgio, Lussemburgo, Olanda)
EST EUROPE: Bulgaria, Polonia, Ungheria + ( Missioni Imprenditoriali in Bulgaria LINK )
Francia + (Montecarlo, Costa Azzurra settore immobiliare)
Germania
Malta
Spagna Isole Canarie (startup)
Ucraina (valutazione caso per caso)

MENA (Middle East & North Africa)

Algeria
Arabia Saudita, Giordania, Iraq, Libano, Regione della Palestina, EAU (Emirati Arabi Uniti) e GCC
Israele
Libia (valutazione caso per caso)
Marocco
Tunisia

Highlight e opportunità nei paesi esteri LINK

Offerta Consulenziale per Associazioni di Categoria ed Industriali, Studi Professionali, Aziende di Servizi, Enti

Associazioni di Categoria SERVIZI IBS

OFFERTA CONSULENZIALE PER ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA ED INDUSTRIALI, STUDI PROFESSIONALI, AZIENDE DI SERVIZI, ENTI

Vogliamo essere per Voi e per le vostre Aziende Clienti, il punto di riferimento per l’Export e l’Internazionalizzazione

FIERE, MISSIONI E INCOMING OPERATORI ECONOMICI

- NEWS SU FIERE : opportunità fieristiche di interesse per settore e paese estero;
- IBS IN FIERA AL POSTO VOSTRO : numero concordato di contatti commerciali certificati di acquirenti, agenti, distributori, relativi ad una fiera di interesse attraverso nostri consulenti senior. VANTAGGIO: riduzione costi per l’Azienda per via della centralizzazione del servizio;
- MISSIONI : informazioni sulle missioni all’estero ed eventi di incoming in Italia da parte di soggetti economici, partner commerciali, buyer;
- FONDI PER MISSIONI E FIERE : informazioni tramite le Istituzioni competenti per accedere ai Fondi disponibili;
- SU RICHIESTA, INCOMING, INCONTRI B2B, MISSIONI E WORKSHOP ESTERI ORGANIZZATI AD HOC : per un numero ristretto di aziende in uno dei territori dove IBS ha maggiore radicamento organizzazione incontri BtoB ed eventi.

PERCORSI FORMATIVI DI PREPARAZIONE AI MERCATI ESTERI E SPECIALIST ADVICE

Attraverso i Fondi Paritetici Interprofessionali, percorsi formativi / consulenziali di check-up e preparazione dell’Azienda per l’Export.
Inoltre percorsi formativi specialistici per aziende esportatrici ed internazionalizzate su vari temi tra cui:
- export manager e approccio strategico ai mercati;
- temi di natura legale: contratto di vendita internazionale, contrattualistica internazionale, rapporto di agenzia e distribuzione, mezzi di pagamento, mancato pagamento e recupero crediti;
- fiscalità internazionale;
- dogane, nuovo codice doganale comunitario, incoterms 2010 e altri argomenti;
- trade and export financing : crediti documentari, garanzie bancarie, PBO (Bank Payment Obligation), LC e Stand By Letter of Credit, assicurazione del credito, altri temi specialistici;
- business planning.

EXPORT MANAGER IN OUTSOURCING

- Export manager in azienda per 6 mesi – 1 anno per attività di Export Development e sviluppo contatto con clienti, buyer, partner commerciali;

ATTITIVTÀ DI BUSINESS DEVELOPMENT

- Scouting agenti, distributori, partner commerciali, soggetti economici all’estero specializzati sui settori di interesse;

SHOWROOM

- Per un gruppo di aziende interessate possiamo agevolare la creazione di uno showroom collettivo e una rete vendita locale, con personale residente localmente che parli la lingua italiana;

DELOCALIZZAZIONE PRODUTTIVA PRODOTTI A BASSO VALORE AGGIUNTO

- Prodotti o un segmenti di produzione che non hanno mercato se prodotti in Italia per costi di produzione elevati. Siamo in grado di assistere le Aziende in un decentramento produttivo in paesi UE ed Extra-UE;
- Alcuni esempi: Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Lettonia, Moldavia, Montenegro, Macedonia, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovakia, Turchia, Tunisia e Ungheria;
- Oltre alle pratiche burocratiche il nostro network di società italiane all’estero potrà supportare in merito a consulenza integrata, contabilità, payrol, servizi di assistenza all’imprenditore e alla sua famiglia, altre richieste specifiche.

SCOUTING INVESTITORI E ASSISTENZA IN ANALISI FATTIBILITÀ E BUSINESS PLAN

- Siamo in contatto con Investitori Privati che partecipano a progetti con redditività adeguata;
- Possiamo assistere le aziende che abbiamo una idea progettuale nel tradurla in un business plan e piano di fattibilità da presentare agli investitori.

RETI DI IMPRESA

- Assistenza nella creazione di una “rete di impresa” per aver maggiore forza nell’approcciare i mercati esteri unitamente ai vantaggi fiscali previsti dalla normativa italiana;

DESK IBS – SERVIZI ED OPPORTUNITÀ

DESK ESTERI IBS LINK

contact IBS by mail

Brexit EU effetto domino ?

Brexit EU effetto domino ?

Brexit EU futuro Unione Europea

BREXIT EU : DALL’INGRESSO DEL REGNO UNITO NELL’UNIONE EUROPEA ALLA BREXIT. EFFETTO DOMINO. QUALE FUTURO PER L’UNIONE EUROPEA ?

Autore: Giulia Turchetti
Novembre 2017

La “Brexit” costituisce un evento spartiacque di importanza fondamentale nella storia contemporanea, destinato a cambiare le sorti degli Stati Membri dell’Unione Europea e non solo.

Il termine è un neologismo che deriva dall’inglese, e vuole indicare l’uscita (=exit) della Gran Bretagna (=Britain) dall’unione economica e politica istituita dopo la Seconda Guerra Mondiale, che ha garantito pace, stabilità e prosperità da oltre mezzo secolo a molte generazioni. Infatti l’Unione Europea, il cui nome venne stabilito nel 1993 con il Trattato di Maastricht all’insegna di un’unione più forte e stretta dei popoli europei, non è una semplice consociazione di 28 Paesi (tra cui ad esempio Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia), in quanto garantisce libertà fondamentali, ad esempio quella sancita dal Trattato di Schengen per cui i cittadini europei possono liberamente circolare da un Paese all’altro; si impegna nella protezione dei diritti umani quali dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza e Stato di diritto, conformemente a quanto stabilito dal Trattato di Lisbona nel 2009; e le è stato riconosciuto il premio Nobel per la Pace nel 2012 per essersi fatta promotrice di importanti diritti, tra i quali riconciliazione, democrazia e diritti umani in Europa.

Storicamente l’ingresso nella Comunità economica europea (CEE) da parte della Gran Bretagna risale al 1973 e fu la sua fortuna, poiché all’epoca godeva di un prodotto interno lordo (PIL) al di sotto della media europea.

Eppure il risultato del Referendum tenutosi il 23 giugno 2016 in Gran Bretagna ha espresso la volontà di una chiusura definitiva verso un’istituzione mai troppo amata dalla stessa, e ciò si evince anche dalla mancata adesione all’Euro da parte del Paese. Secondo gli Euroscettici britannici, l’uscita dall’Unione Europea permetterebbe all’Isola un controllo migliore sull’immigrazione, e soprattutto di essere liberi dalle burocrazie e imposizioni europee.

Naturalmente la prima conseguenza della Brexit sono state le dimissioni dell’ormai ex premier Cameron, l’allora leader del Partito Conservatore che aveva tentato fino all’ultimo di convincere gli elettori a votare per il Remain (coloro che volevano restare entro i confini dell’UE).

La Gran Bretagna è uno Stato importante in Europa e, d’altro canto, far parte dell’UE ha permesso alla stessa di non rimanere isolata rispetto a decisioni importanti in materia di economia e geopolitica.
Ma alla luce della vittoria del Leave (coloro che non volevano restare all’interno del’UE) con il 51,9% di voti è cambiata radicalmente questa situazione.
Le popolazioni di Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord saranno da considerare, a uscita dall’UE ratificata, extra-comunitarie, senza contare alcuni malumori cui il Nuovo Governo si trova a far fronte.

È una decisione che è stata presa nel Regno Unito, ma che frammenta la popolazione stessa del Paese, e che riguarda anche tutti i cittadini dell’Unione Europea.

A questo punto non sarà più tanto facile per i giovani italiani andare a lavorare in Gran Bretagna anche solo per imparare l’inglese. Porre fine alla libertà di movimento degli immigrati dai Paesi dell’Unione Europea in cerca di lavoro, salvo essi siano in possesso di particolari qualifiche, è la condizione che pone il governo britannico, scegliendo la tattica del “Cherry picking”, ovvero sfruttare soltanto il meglio di quello che l’UE può offrire al Regno Unito.

E inoltre verranno limitati i ricongiungimenti familiari dopo che sarà completato (29 marzo 2019) il processo di uscita di Londra dall’UE. Il Paese intende riacquisire piena sovranità a tutti gli effetti sul controllo dei suoi confini. Le sorti cambieranno anche per chi, in veste di turista proveniente dall’UE, andrà a soggiornare per un breve periodo nel Regno Unito: non sarà più sufficiente la carta d’identità, ma sarà necessario il passaporto.

Tuttavia ormai a più di un anno dal Referendum, indetto da Cameron con lo scopo di riaffermare la permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea e che ha portato ad esiti del tutto inaspettati, le sorti della Gran Bretagna restano ancora incerte e da definire. L’uscita del Regno Unito dell’UE dovrebbe formalmente avvenire a Marzo 2019, eppure prima di allora sono ancora moltissimi i punti di resistenza da risolvere. Uno di questi riguarda infatti il conto che il Regno Unito dovrà saldare nei confronti dell’Unione Europea. La cifra ammonta tra i 60 e 100 miliardi di euro. La Premier britannica Theresa May, eletta dopo le dimissioni di Cameron, chiede a tale scopo un periodo di transizione post-Brexit per poter onorare gli impegni economici nei confronti dell’Europa.

Tuttavia le contraddizioni di Theresa May lasciano trapelare segni di incertezza non solo per il futuro della Gran Bretagna ma anche per il futuro della Premier stessa. Infatti sempre più sono le critiche che le vengono mosse per contestarla e rimuoverla.

Sebbene molti sostengano che l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea non rappresenti la fine dell’Unione stessa, si assiste sempre di più ad un vero e proprio effetto domino in tanti altri Paesi, che rischia di segnare un destino ineluttabile per l’UE. Gli euroscettici d’Europa quindi si uniscono, e tra i Paesi che hanno reclamato un Referendum emulando il fenomeno Brexit, vanno ricordati la Francia con il sostegno di Marine Le Pen al Front National per la Frexit (uscita della Francia), la Germania con Beatrix von Storch, presidente del Partito AfD (Alternativa per la Germania) per l’uscita della Germania, l’Olanda con Wilders in sostegno di una Nexit (uscita dei Paesi Bassi). Questa situazione costituisce un vero e proprio campanello d’allarme, soprattutto perché il voto dei britannici a favore dell’uscita del Regno Unito dall’UE è l’evento storico più importante a cui il continente europeo abbia mai assistito dalla caduta del muro di Berlino.

Per come oggi appare, la vicenda presenta un duplice significato: da un lato, è certamente una manifestazione di libertà di un popolo che rivendica il proprio diritto a decidere per sé; dall’altro, la crescita dei nazionalisti euroscettici costituisce una minaccia di cui l’Europa dovrà tenere conto per il futuro.

FONTI ARTICOLO: “Brexit EU effetto domino ?”

- europa.eu/european-union/about-eu/eu-in-brief
- europarltv.europa.eu/it/programme/eu-affairs/uk-referendum
- repubblica.it/plus/articoli/news/eur repubblica.it/economia/brexit_il_guardian_londra
- esteri/brexit-effetto-domino-i-paesi-che-vorrebbero-il-referendum/

Brexit

BREXIT: UN ANNO DOPO

brexit - uscita da EU

QUAL È LA SITUAZIONE DEL REGNO UNITO DOPO IL REFERENDUM ?

Autore: Lorenzo Giusepponi
Traduzione a cura di Lorenzo Giusepponi
Novembre 2017

Il 23 giugno 2016, una leggera maggioranza dell’elettorato britannico ( il 51,9 % ), andando contro le previsioni dei sondaggisti e di gran parte dei politici, votava per uscire dall’ Unione Europea. Non appena emerso il risultato del referendum, la sterlina ha iniziato a perdere quota. David Cameron annunciava le sue dimissioni e la collega Theresa May assumeva il ruolo di presidente. Mentre il panico si diffondeva, la Banca d’Inghilterra, costretta a intervenire per stabilizzare la situazione, prometteva iniezioni di liquidità nel sistema bancario. Per come stanno ora le cose, il Regno Unito lascerà l’UE il 29 marzo 2019. A un anno dalla Brexit , qual è stato dunque, fino ad oggi, il vero impatto del voto sull’ economia?

Quadro macroeconomico

Durante la notte della decisione, la sterlina ha subito la più grande perdita rispetto al dollaro mai registrata in un solo giorno, raggiungendo il minimo in 31 anni. Ad oggi, la valuta si attesta a $1,33. Tuttavia, per il momento, gli esportatori hanno un doppio vantaggio, che risiede sia nella maggior debolezza della sterlina sia nel fatto che le tariffe verso l’UE non abbiano subito alcun mutamento.

brexit svalutazione della sterlina

Il piano che il governo britannico predisporrà nel prossimo futuro potrebbe influenzare l’economia del Paese. Mentre da un lato la svalutazione rappresenta un beneficio per gli esportatori, dall’altro comporta anche l’ aumento dei costi delle importazioni, ragion per cui l’inflazione interna sta aumentando più velocemente rispetto ai salari dei lavoratori, determinando così una restrizione degli standard di vita. Anche gli investimenti delle imprese hanno risentito del referendum, poiché queste sono incerte riguardo ai futuri accordi commerciali tra Regno Unito e UE e alle minacce riguardanti tariffe e barriere doganali.
I consumatori britannici si sono dimostrati inaspettatamente resistenti dopo il referendum, resistenza che ha permesso al PIL di crescere ed evitare la recessione. In realtà, l’economia è cresciuta dello 0,7 % nell’ultimo trimestre del 2017. Eppure, dall’inizio del nuovo anno, vi sono stati evidenti segni di scoraggiamento da parte degli acquirenti a causa del progredire dell’inflazione, che, a maggio, ha raggiunto il 2,9 %. Nell’ultimo trimestre del 2017, le vendite al dettaglio, una componente molto importante del consumo, sono scese dell’1,4 %.

Banche e servizi finanziari

Richard Gnodde, amministratore delegato della filiale europea di Goldman Sachs, ha affermato che, nel contesto del suo piano d’emergenza, la banca americana, che attualmente da lavoro a 6000 persone a Londra, sposterà centinaia di dipendenti fuori dalla città ancor prima che qualsiasi accordo venga fatto. Altri hanno già adottato misure ancor più drastiche. Transferwise, una delle più grandi imprese del fintech in Europa, ha dichiarato di spostare le sue sedi europee da Londra all’ Europa continentale prima del marzo 2019, in modo da mantenere l’accesso al mercato unico.

Industria automobilistica

Spesso l’industria automobilistica è altamente esposta a causa dell’integrazione a livello europeo delle sue catene di approvvigionamento e della sua dipendenza dai lavorati stranieri, ed è pertanto considerata come uno dei settori più vulnerabili nel caso di un’uscita dal mercato unico. L’adozione del regime tariffario dell’Organizzazione Mondiale del Commercio da parte del Regno Unito potrebbe portare all’introduzione di una tariffa del 10 % sui veicoli finiti. A marzo, uno studio condotto da PA Consulting ha dimostrato che se i produttori dovessero scaricare questo costo direttamente sui consumatori, il prezzo di un nuovo veicolo, tenuto conto di tutte le fasi della produzione, potrebbe salire a £ 2.372 per ogni automobile.

Edilizia e industria manifatturiera

Così come l’industria automobilistica, anche l’edilizia e l’industria manifatturiera si preparano a una consistente perdita, soprattutto nel caso in cui la Brexit dovesse comportare la fine della libera circolazione del lavoro. In un report pubblicato a marzo, la Royal Institution of Chartered Surveyors ha affermato che quasi 200.000 posti di lavoro in questi settori andrebbero perduti se al Regno Unito fosse negato l’accesso al mercato unico. Anche le camere di commercio britanniche e la CBI ( confederazione delle industrie britanniche ) hanno seriamente avvertito circa un possibile impatto della Brexit su alcune industrie. Nel 2016 circa 117.000 cittadini europei hanno lasciato il Regno Unito, 31.000 in più rispetto al 2015, il più alto valore mai registrato dal 2009.

Settore alimentare

Più della metà del cibo consumato nel Regno Unito è importato, ciò significa che la caduta post Brexit della sterlina andrà a spremere l’ industria alimentare. I fornitori hanno visto i loro costi aumentare, il che li spinge a scaricarli sui consumatori, d’altra parte i supermercati puntano a mantenere i prezzi quanto più bassi possibile in modo tale da mantenere i loro profitti.

L’opinione dei britannici riguardo la Brexit

John Twyman, sondaggista presso YouGov, sostiene che, in generale, le persone non hanno cambiato idea rispetto al voto espresso lo scorso anno. Un fatto interessante è che il 26% di coloro che avevano votato contro credono che il Regno Unito debba continuare sulla strada dell’uscita dall’ UE, poiché così ha votato la maggioranza, sostiene. Tuttavia, aggiunge che la situazione politica è “molto fluida” e, a seconda di come andranno le negoziazioni, tali opinioni potrebbero cambiare con facilità.

Le negoziazioni tra Regno Unito e UE

Le trattative tra Regno Unito ed Europa sono già iniziate e continueranno per gran parte dei prossimi dieci anni. Non si sa se il Regno Unito adotterà lo status di “ parzialmente associato ” come Norvegia e Svizzera, o se raggiungerà un accordo eccezionale. Ad ogni modo, è probabile che siano poche le politiche soggette a cambiamento, e quelle che cambieranno, lo faranno, presumibilmente, a vantaggio dell’Europa e non certo del Regno Unito. Tali pronostici derivano dall’analisi di due importanti fattori che, secondo i politologi, strutturano le questioni economiche e politiche mondiali: interdipendenza e influenza.

Attualmente l’Unione Europea è fondata su un mercato unico con regolamenti condivisi, mentre la partecipazione a ulteriori politiche, come l’euro, la difesa collettiva, la libera circolazione di beni, servizi, capitali e lavoro all’interno dello spazio Schengen, la sicurezza interna, l’immigrazione da Paesi extracomunitari, è facoltativa. I leader britannici sono tentati a selezionare le politiche, accogliendo solo quelle gradite. Londra ha proposto di riprendersi il controllo della pesca, dell’agricoltura, dei rapporti commerciali con l’estero e, in particolar modo, della politica migratoria, che ritiene svantaggiosa. Ovviamente, l’Europa non permetterà al Regno Unito di trattare tali politiche come opzionali. Di conseguenza, la prima ragione per cui è improbabile che la Brexit produca ulteriori cambiamenti politici è che il Regno Unito, nonostante si sia per molto tempo rifiutato di accettare gran parte delle politiche europee, è strettamente vincolato all’ UE rispetto a quelle a cui invece partecipa. Il Regno Unito ha bisogno delle leggi liberali dell’UE perché ne trae beneficio, il Paese necessita infatti che i Paesi continentali garantiscano l’accesso ai suoi esportatori, fornitori di servizi e individui con istruzione. È improbabile che il Regno Unito riesca a strappare molte concessioni da un’Europa di gran lunga più grande e dalla quale è asimmetricamente dipendente. Quasi il 50% delle esportazioni britanniche sono dirette in Europa e ammontano al 13 % del PIL britannico, mentre le esportazioni europee verso il Regno Unito rappresentano solo il 4 % del PIL europeo. In secondo luogo, la rapida ratifica di accordi commerciali con Paesi extra-europei, suggerita da alcuni conservatori, e diretta a potenziare la forza contrattuale del Regno Unito, sarebbe alquanto inefficace, dal momento che tali accordi richiedono solitamente un decennio o più per essere negoziati, e il Regno Unito da solo è così debole che difficilmente riuscirebbe a esercitare più influenza sugli Stati Uniti o la Cina dell’Unione Europea.

brexit esportazioni tra UK ed EU

Il Regno Unito si trova in una difficile posizione contrattuale, la sua economia e sicurezza sono troppo profondamente vincolate all’Europa e la sua forza contrattuale sul piano internazionale è troppo limitata. In teoria, il Regno Unito potrebbe portare avanti la sua minaccia di lasciare l’UE, ma in pratica, ciò che rimarrà al suo stato attuale è più di ciò che cambierà.

Fonti articolo ” BREXIT: UN ANNO DOPO ” :

- www.indipendent.co.uk
- www.washingtonpost.com
- www.bbc.co.uk
- www.theguardian.com
- www.economist.com
- www.cityam.com

Turchia Scheda Paese

Turchia Scheda Paese - Country Profile

Turchia Scheda Paese

INFORMAZIONI GENERALI SULLA TURCHIA

- Nome Ufficiale: Turchia
- Superficie: 783.560 km2
- Popolazione: 76 milioni $
- PIL: 789 miliardi $
- PIL procapite: 10.800 $
- Crescita del PIL attesa: 5%
- Capitale: Ankara (5 milioni)
- Altre città importanti: İstanbul (14 milioni), İzmir (4,0 milioni), Bursa (2,7 milioni)
- Forma di Stato: Democrazia parlamentare
- Religioni: Mussulmana, minoranze cattoliche, ebraiche
- Lingua: Turco, più diverse minoranze linguistiche
- Moneta: Lira Turca

QUADRO POLITICO DELLA TURCHIA

CAMBIAMENTI POSITIVI

- La stabilità di governo, le riforme politiche ed economiche, l’avvio dei negoziati di adesione all’UE nel 2005, il ridimensionamento del ruolo dei militari nella vita politica del paese, la profondità strategica e “zero problemi con i paesi vicini” , l’assertività regionale, l’intensificazione e la diversificazione delle relazioni esterne;

CRITICITÀ
- Democrazia ancora “in progress” , la non completa libertà di espressione, lo stallo dei negoziati con l’UE, la debole opposizione, la questione curda e cipriota, le proteste di Gezi Park, il deterioramento delle relazioni con Israele;

QUADRO MACROECONOMICO e OUTLOOK SULLA TURCHIA

ASPETTI GENERALI
La Turchia con i suoi 75 milioni di abitanti, di cui oltre la metà tra i 25 e 35 anni e un PIL in costante crescita (+4% nell’ultimo anno), si presenta come un Paese particolarmente interessante per gli investimenti esteri. Prova ne è che dopo i BRICS un nuovo termine è stato coniato da illustri economisti per indicare le nuove economie emergenti: MINT (Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia).
Un’economia in rapida crescita in un contesto politico ed economico stabile, un mercato liberalizzato e ambiente d’investimento affidabile, con eccellenti infrastrutture – reti di trasporto e telecomunicazioni avanzate; un nuovo sistema di incentivi che offrono ampio sostegno; un mercato interno giovane, dinamico e istruito con una popolazione di 75 milioni di persone; una forza di lavoro (mano d’opera) altamente qualificata, competitiva ed a basso costo; la vicinanza a grandi mercati e forti legami con il Caucaso, l’Asia centrale, il Medio Oriente e l’Africa.

Altri aspetti da segnalare:

- Il rapporto tra volume del commercio estero e PIL è stato 49,5% nel 2012; l’integrazione della Turchia nel sistema di commercio internazionale è eccellente;
- Modello liberale: l’avvicinamento ai principi dell’economia del libero mercato è stato attuato tramite mirate riforme strutturali ed a una nuova politica liberale, favorevole nei confronti degli investimenti stranieri;
- Solidità del sistema bancario: presenza di banche straniere nel capitale dei maggiori istituti bancari turchi (Yapi Kredi – Unicredit, Teb-BNP Paribas, Oyak – ING);
- Incentivi all’attrazione di capitali stranieri: Pacchetto Erdogan, Free Zones, Organizzazioni Industriali etc. ;
- Dipendenza economica: ancora oggi la Turchia ha una bilancia commerciale passiva, soprattutto nel settore dell’energia (da poco è stato avviato un processo per ridurre la dipendenza energica).

PUNTI DI FORZA DELLA TURCHIA

- Le riforme strutturali, la stabilità e l’attrattività economica, la posizione geografica, la popolazione giovane e il mercato interno in crescita, essere il corridoio energetico tra e verso l’Europa, fondamentali economici solidi, diversificazione e accesso ad una molteplicità di mercati (1,5 miliardi di persone), sesta destinazione turistica al mondo.

DEBOLEZZE
- Dipendenza da approvvigionamenti energetici esterni, dipendenza dai flussi di capitali esterni e dalla fiducia degli investitori, deficit partite correnti.

CLASSIFICHE DI PRODUTTORI
Al mondo
2° paese (dopo la Cina) in termini di numero di migliori aziende di costruzioni
In Europa:
Produttore più grande di tessile, fertilizzanti, televisori, autobus;
2° produttore più grande di ferro e acciaio;

SETTORI IN ESPANSIONE IN TURCHIA

Automobilistico, trasporti e infrastrutture, immobiliare e costruzioni, finanziario, energetico, sanitario, ICT, macchinari, cibi e bevande.

FORECAST

OBIETTIVO 2023:
- Pil: 2.000 miliardi $, Pil pro capite: 25.000 $, Export: 500 miliardi $,10 economia mondiale

INVESTIMENTO DIRETTO ESTERO IN TURCHIA

DOING BUSINESS, FACILITA’ DI FARE BUSINESS
- Il tempo richiesto per avviare un business in Turchia è di 6 giorni, formazione delle società in un giorno;
- Avvio e gestione di un business basato sulla parità con gli investitori locali nel contesto del nuovo Codice Commerciale Turco;
- Sono permessi tutti i tipi e forme di aziende;
- Vantaggi di costo e di tempo significativi a confronto con i Paesi della regione.

OBIETTIVO DEL GOVERNO TURCO
- Incoraggiare i finanziamenti esteri diretti, di tutelare l’investitore straniero, di introdurre una logica di semplice “registrazione” degli investimenti in luogo della precedente “approvazione”;
- Principi fondamentali della legge 4875;
- Equo trattamento;
- Nessun monitoraggio pre-accessione o pre-fondazione;
- Nessun vincolo sulla proprietà delle azioni;
- Nessun obbligo nella scelta del modello societario.

FORME SOCIETARIE IN TURCHIA

L’investimento diretto può assumere diverse forme esplicitandosi, ad esempio, in una Joint Venture societaria o commerciale ovvero in entità individuali con un grado di autonomia giuridica variabile (minima nel caso di ufficio di rappresentanza, massima per le persone giuridiche i.e. società di capitali). Le forme giuridiche più utilizzate negli investimenti diretti in Turchia sono: ufficio di rappresentanza, filiale, società a responsabilità limitata, società per azioni.

UFFICIO DI RAPPRESENTANZA (liaison office)
E’ la forma giuridica in assoluto meno onerosa per l’investitore visto che la stessa non gode di autonomia ed indipendenza giuridica rispetto alla società madre (parent company). L’ufficio di rappresentanza si presenta come trasposizione sul territorio turco dell’entità giuridica straniera, avente il fine principale di “esplorare il mercato”.

REGIME IDE
- Trattamento nazionale
- Nessuno screening prima dell’ingresso/ minimo requisiti capitali
- Diritto di acquistare beni immobili
- Garanzia di trasferimento gratuito dei proventi, i dividendi e gli altri assets
- Diritto di impiegare personale espatriato
- Diritto di accesso al regolamento internazionale delle controversie

SOCIETA’ PER AZIONI (Anonim Sirketi)
Caratteristiche:
- minimo 1 socio (persone fisiche o giuridiche);
- capitale sociale minimo TL 50.000;
- (¼ da versare subito e il residuo in 24 mesi);
- gli amministratori muniti di poteri di firma sono personalmente responsabili per i debiti tributari della società, fermo l’obbligo di escussione preventiva del patrimonio sociale;
- Importante: permesso di lavoro richiede cap. soc. di 100k TL e ratio 1:5 (foreign : local)

SOCIETA’ A RESPONSABILITA’ LIMITATA (Limited Sirketi)
Caratteristiche:
- l numero minimo dei soci è di 1 (persone fisiche o giuridiche);
- Capitale sociale minimo TL 10.000 (¼ da versare subito e il residuo in 24 mesi);
- Di norma il potere di rappresentanza spetta a tutti i soci indistintamente. I soci possono nominare uno o più amministratori (socio o terzo) ma almeno ad un socio deve essere conferito il potere di rappresentanza;
- I soci sono personalmente responsabili per i debiti della società nei confronti del fisco proporzionalmente alla loro partecipazione, fermo l’obbligo di preventiva escussione del patrimonio sociale;
- Importante: permesso di lavoro richiede cap. soc. di 100k TL e ratio 1:5 (foreign : local).

FTZ FREE TRADE ZONE in TURCHIA

In Turchia vi sono 4 tipi di Zone Speciali d’investimento:
- Zone per lo sviluppo tecnologico – Parco Tecnologico (TDZ)
- Zone Industriali Organizzate (OIZ)
- Zone Industriali
- Zone Franche (Free Trade Zone)

ASPETTI FISCALI

- Imposta sul reddito delle società 20%
- In caso di distribuzione degli utili, la legge prevede una ritenuta alla fonte pari al 15%
- Imposta sul reddito delle persone fisiche15%-35%
- Imposta sul valore Aggiunto – Iva 18%
- Transfer pricing
- La disciplina del “transfer pricing” è contenuta nell’articolo 13 della normativa fiscale societaria e nei relativi regolamenti di attuazione, risalenti, rispettivamente, al 2007 e al 2008. Si tratta di una disciplina, che ricalca i principi stabiliti a livello internazionale dall’OECD (Organization for Economic Co-operation and Development) ed, in particolare, il principio del c.d. “prezzo equo” (arm’s lenght).

CARATTERISTICHE DEL SISTEMA GIURIDICO E ASPETTI LEGALI

Civil Law: sistema giuridico che si ispira ai modelli del Codice Svizzero e Codice Rocco (in materia penale). Rispetto alla normativa societaria, i modelli societari esistenti sono:
a) Società in accomandita (Komandit Sirketi Kom. Sti)
b) Società in nome collettivo (Kollektif Sirketi Koll. Sti)
c) Società a Responsabilità Limitata (Limited Sirketi)
d) Società per Azioni (Anonime Sirketi)

Lo strumento generalmente più utilizzato per avviare un’attività imprenditoriale in Turchia è il ricorso alle società di capitali (S.r.l. e S.p.A); i tempi di costituzione sono di 3-4 giorni con costi contenuti.

INCENTIVI IN TURCHIA
Le principali tipologie di incentivi offerti dal Governo alle aziende estere sono:
- Esenzione dazi doganali: esenzione totale dal pagamento dei relativi dazi doganali previsti per l’importazione di macchinari ed apparecchiature provenienti, esclusivamente, da paesi extraeuropei;
- Esenzione dal pagamento dell’IVA: esenzione totale dal pagamento dell’IVA per l’acquisto o l’importazione di macchinari ed apparecchiature da utilizzare nell’ambito di investimenti, per i quali è previsto il rilascio di apposito investment incentive certificate;
- Riduzione dell’imposta sui redditi d’impresa: il Governo ha disposto una riduzione dell’imposta sui redditi d’impresa, che può variare dal 50% al 90%, a seconda del valore dell’investimento e dell’area geografica in cui l’investimento verrà effettuato;
- Riduzione dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro: sono concessi degli incentivi per il pagamento della quota, riservata ai datori di lavoro, dei contributi previdenziali previsti a favore dei propri dipendenti. Tali incentivi possono essere concessi per un periodo compreso tra 2 e 10 anni, a seconda dell’area geografica in cui è previsto l’investimento;
Terreni in concessione: il Ministero delle Finanze può concedere agli investitori il diritto di utilizzare il terreno per 49 anni;
- Contributi al pagamento degli interessi sui finanziamenti: il Governo può concorrere al pagamento degli interessi applicabili ai finanziamenti ottenuti nell’ambito di investimenti, per i quali è prevista la concessione di incentivi. I contributi governativi sono, di regola, compresi tra i 3 e i 7 punti;
- Rimborso dell’IVA: questa tipologia di incentivo trova applicazione, unicamente, in riferimento ad investimenti effettuati in una zona geografica prestabilita.

ACCORDI BILATERALI

ACCORDI INTERNAZIONALI
- Trattati di investimento bilaterali con 85 paesi
- Accordi sulla doppia imposizione con 76 paesi
- Unione doganale con l’UE
- Accordi di libero scambio con 19 paesi
- Promozione e Protezione Investimenti (L. 27 ottobre 2003, n. 294)
- Accordo per evitare le Doppie Imposizioni (L. 7 giugno 1993, n. 195)

PAESI CON ACCORDI DI LIBERO SCAMBIO
- EFTA (Norvegia, Svizzera, Islanda, Liechtenstein), Israele, Macedonia, Bosnia-Herzegovina, Palestina, Tunisia, Marocco, Siria, Egitto, Albania, Georgia, Montenegro, Serbia, Cile, Giordania, Corea del sud, Libano, Mauritius*, Kosovo*
(*) Accordi in fase di approvazione

ASPETTI ASSICURATIVI
Condizioni di Assicurabilità SACE senza condizioni per rischio sovrano, rischio bancario, rischio privato e volturabilità polizza SACE per attività di Export o Investimento Diretto Estero nel Paese.

LINK GOVERNO TURCHIA

LINK AI DESK DELLA RETE ESTERA IBS

Turchia: un paese emergente nel cuore dei conflitti del Golfo

Turkey - un paese emergente nel mezzo della guerra

Turchia: un paese emergente nel cuore dei conflitti del Golfo

Autore: Diego Caballero Vélez
Marzo 2015

Nell’attualità quando parliamo della Turchia la prima cosa che ci viene in mente è quella di un paese dalle ricche città, buona economia, e con un sistema di educazione che promuove lo spirito dell’ Unione Europea dando agli studenti turchi la possibilità di andare in Europa per studiare, etc. In generale, la nostra idea di questo paese è quella di uno musulmano ma con una visione occidentale. L’ importanza di questo paese risiede nel suo sviluppo economico che è iniziato nel 2002 ed ancora continua.

Da quest’ anno fino ad ora, l’economia turca é progredita con una crescita economica costante del 5%, cifra incredibile considerando la crisi e le conflittualitá nei paesi vicini. La Turchia non possiede molte riserve di olio e gas ma la competitività dei suoi servizi, suprattutto nel settore del turismo, e la sua industria, lo compensano. Questa competitività ha fatto sí che molti paesi volgessero il loro interesse sulla Turchia per l’inversione nell’esportazione di prodotti.

Il settore delle energie rinnovabili è diventato uno dei più importanti e quei paesi che sono interessati ad investire lo fanno in questo settore. Soprattutto forniscono i materiali necessari di cui il paese ha bisogno per alimentare lo sviluppo di questo settore. Ma come è successo tutto ció considerando che 30 anni fa la Turchia era caratterizzata da un’economia molto povera? La risposta risiede in due punti principali: la stabilità sociale e la ricostruzione di tutto il sistema.

Il primo elemento è stato fondamentale per il successo dell’economia turca, poichè lo stato ha adottato una posizione moderata allontanandosi dagli estremismi. Inoltre “la ricostruzione del sistema” è stata una ricostruzione del sistema bancario, del controllo di bilancio statale, degli investimenti nelle infrastrutture, educazione, salute e tecnologia. Dal 2002 c’è stata una riduzione della disoccupazione, del debito pubblico e del deficit di bilancio del 19% del PIL ( considerando che comunque l’aumento economico negli ultimi anni ha subito un rallentamento).

Vorrei inoltre sottolineare l’importanza dell’aumento della classe media. Però non tutto sembra roseo attualmente per il futuro turco: un esempio ne é Erdogan, il presidente della Turchia, il cui nazionalismo musulmano sta impedendo alla Turchia la laicizzazione che tutti si aspettavano. Questo sta producendo instabilità sociale, anche per i tumulti delle regioni vicine a causa delle spinte estremiste. Quindi il futuro economico della Turchia dipenderá dall’esito delle guerre vicine (come quella della Siria), dall’avanzata del ISIS, etc.,

Inoltre la sua neutralità e stabilità sociale basata sul sistema laico, supporto per la crescita economica, come anche gli investimenti nel turismo e nelle energie rinnovabili, saranno influenti nel futuro scenario Turco, che continuerá comunque una vicina cooperazione con l’Unione Europea.

LINK Turkey Gov.

FONTI :

http://economia.elpais.com/economia/2013/06/07/actualidad/1370605232_985185.html

http://www.cnbc.com/id/100390252

http://www.foreignaffairs.com/articles/140338/daniel-dombey/six-markets-to-watch-turkey

http://www.nytimes.com/2014/12/23/opinion/akyol-how-turkey-sabotaged-itsfuture.html?_r=0

EU JAPAN

EU JAPAN – Economic partnership agreement

EU JAPAN economic partnership agreement

EU JAPAN : IL NUOVO ACCORDO DI PARTENARIATO ECONOMICO

Autore: Lorenzo Giusepponi
Gennaio 2018

D’ora in poi vi saranno maggiori opportunità per le imprese europee e giapponesi di accedere ai rispettivi mercati di export. Il 7 dicembre, il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker e il premier giapponese Shinzo Abe hanno affermato che è ormai prossima la conclusione del negoziato sull’accordo di libero scambio che era iniziato del 2013 e che rappresenta il 30% del PIL mondiale, nonché un blocco di 600 milioni di persone, il che rende evidente il desiderio comune a entrambe le parti di mostrare a tutto il mondo un atteggiamento favorevole al libero scambio e contrario al protezionismo. Ora si aprirà una complessa procedura per la firma ufficiale, attesa nella prossima estate, che vede la discussione delle rimanenti questioni tecniche fino al raggiungimento di un testo finale. Successivamente, l’accordo dovrà essere approvato sia dal Parlamento Europeo che dai parlamenti dei singoli Stati membri. Entrambe le parti contano sull’entrata in vigore dell’accordo entro gli inizi del 2019.

Quadro generale

Le esportazioni dell’UE in Giappone ammontano già a 58 miliardi di euro per quanto riguarda i beni e a 28 miliardi per i servizi. Inoltre il Giappone si trova al quarto posto tra i Paesi verso i quali sono maggiormente dirette le esportazioni agricole dell’UE. Grazie all’accordo di partenariato economico, le comunità agricole e i produttori di alimenti e di bevande beneficeranno di un accesso agevolato al mercato giapponese, con una maggiore possibilità di lanciare i loro prodotti su un mercato di 127 milioni di consumatori.

Settore alimentare

I prodotti europei di alta qualità come vini, formaggi, cioccolato, carni suine e pasta sono molto apprezzati dai consumatori giapponesi, ma il Giappone impone su di essi dazi doganali elevati: dal 30 al 40% sul formaggio, 38,5% per le carni bovine, 15% sui vini, fino al 24% sulla pasta e fino al 30% sul cioccolato. Grazie all’accordo, il Giappone eliminerà i dazi su oltre il 90% delle esportazioni agricole dell’UE, e riconoscerà 205 indicazioni geografiche europee scelte dagli Stati membri per il loro reale o potenziale valore di esportazione. Di conseguenza, solo i prodotti riconosciuti potranno essere venduti in Giappone. Ciò renderà illegale vendere prodotti di imitazione e vi sarà una garanzia di qualità per i consumatori giapponesi.

Sicurezza alimentare

Le norme giapponesi sulla sicurezza alimentare, come quelle europee, sono altamente esigenti. Il Giappone, ad esempio, non permette che si faccia uso di ormoni della crescita nella produzione di carni bovine, e la legislazione che regola gli OGM è molto importante per i consumatori giapponesi. Parallelamente agli altri accordi commerciali dell’UE, l’accordo con il Giappone non metterà minimamente a rischio il grado di tutela europeo in materia di sicurezza alimentare. Tutti i prodotti di origine animale importati dal Giappone dovranno essere accompagnati da un certificato veterinario, come già accade oggi, e solo un’autorità competente in Giappone potrà rilasciare tale certificato. Ad essa, la Commissione Europea ha ufficialmente riconosciuto la competenza di certificare la conformità agli obblighi di importazione dell’UE. Inoltre, il Giappone e l’UE hanno stabilito l’istituzione di un comitato misto con lo scopo di affrontare il prima possibile la questione delle misure sanitarie e fitosanitarie.

Esportazioni

Il Giappone è la quarta economia mondiale e il secondo maggior partner commerciale asiatico dell’UE, preceduto solo dalla Cina. Tuttavia, per l’Europa, il Giappone è solo il settimo mercato di esportazione. Secondo le previsioni, l’agevolazione delle esportazioni in Giappone produrrà vantaggi per le imprese dell’UE che producono e commerciano, oltre ai prodotti agroalimentari, anche macchinari elettrici, prodotti farmaceutici, dispositivi medici, mezzi di trasporto, prodotti tessili e abbigliamento. Le esportazioni europee in Giappone di prodotti alimentari trasformati potrebbero aumentare persino del 180%, il che equivale a una crescita delle vendite fino a 10 miliardi di euro. Inoltre, poiché il Giappone ha accettato di adeguare le norme relative alle auto a quelle internazionali, applicate anche dall’UE, per i costruttori di automobili dell’UE sarà più facile vendere i loro veicoli in Giappone. Infine, dal momento che ad ogni miliardo di euro di esportazioni dell’UE verso il Giappone corrispondono 14.000 posti di lavoro in Europa, quanto più l’Europa esporta, tanti più posti di lavoro sarà possibile creare o conservare.

Appalti

Si stima che nei sistemi economici come quello europeo e giapponese, l’acquisto di beni e servizi da parte dello Stato costituisca oltre il 15% dell’economia totale. Si tratta di un mercato vasto e ricco di opportunità commerciali. Grazie all’accordo, l’UE avrà un migliore accesso alle gare d’appalto giapponesi a livello di amministrazione centrale, regionale e locale. Una delle priorità dell’UE nei negoziati era quella di poter accedere al mercato giapponese delle ferrovie più efficacemente. Il Giappone ha in gran parte accettato, e ha anche deciso di aprire gli appalti agli offerenti dell’UE per ospedali, istituzioni accademiche e distribuzione di energia elettrica, nonché di concedere ai fornitori europei un accesso indiscriminato al mercato degli appalti di 48 città che rappresentano il 15% della popolazione giapponese. Da parte sua, l’UE aprirà parzialmente il proprio mercato degli impianti ferroviari, e ha concesso al Giappone un migliore accesso agli appalti indetti dalle autorità comunali.

Protezione dell’ambiente

L’UE si impegna a garantire che la sua politica commerciale favorisca lo sviluppo sostenibile. L’UE e il Giappone si impegneranno a: conservare e gestire le risorse naturali in maniera sostenibile, affrontare le problematiche della biodiversità, anche contrastando il commercio illegale di specie selvatiche, praticare una silvicoltura sostenibile, anche combattendo il disboscamento illegale, e praticare una pesca sostenibile.

Fonti articolo EU JAPAN :

- ec.europa.eu
- www.ilsole24ore.com
- Video e foto

contact IBS by mail

Accordo di Parigi

“ Accordo di Parigi: le sorti del mutamento climatico ”

Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici

Accordo di Parigi: le sorti del mutamento climatico

Autore: Giulia Turchetti
Dicembre 2017

Alla ventunesima conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, ben 195 Paesi hanno ratificato il primo accordo universale e vincolante dal punto di vista giuridico sul clima “Accordo di Parigi”.

Per “Accordo di Parigi” si intende un accordo globale sui cambiamenti climatici, volto alla creazione di un piano d’azione per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2ºC. La stipulazione di questo accordo deriva dall’esigenza di trovare un rimedio ai cambiamenti climatici: una questione importante a livello globale con possibili ripercussioni per tutti.

A causa dell’esigua partecipazione al protocollo di Kyoto e alla mancanza di un accordo a Copenaghen nel 2009, l’Unione europea ha dato il suo contributo nella realizzazione di un’ampia coalizione di Paesi sviluppati e in via di sviluppo a favore di obiettivi prestigiosi. Questo ha chiaramente determinato il risultato positivo della conferenza di Parigi.

I governi dei Paesi firmatari hanno quindi stabilito di riunirsi ogni cinque anni per stabilire obiettivi più ambiziosi in base alle conoscenze scientifiche, riferire agli altri Stati membri e all’opinione pubblica cosa stanno facendo per il raggiungimento degli obiettivi fissati, e segnalare i progressi compiuti attraverso un sistema basato sulla trasparenza e la responsabilità.

Anche in Germania, a Bonn, si è tenuta il novembre scorso la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima, più semplicemente nota come Cop23: ovvero il vertice delle promesse prese nella Cop21 a Parigi e da mantenere come impegno civile nel futuro. Un impegno che viene sentito con urgenza e necessità allo stesso tempo: infatti gli scienziati parlano di come la Terra stia sperimentando il periodo più caldo nella storia della civilizzazione e che la causa principale di tale fenomeno è proprio l’uomo.

Il tempo rimasto per agire purtroppo è poco ed è necessario intraprendere la strada di una rivoluzione climatica veloce ed ambiziosa, concretizzando la visione di Parigi, dandole gambe e corpo.

L’obiettivo principale dell’ Accordo di Parigi è quello di contenere gli effetti del surriscaldamento globale, limitando le conseguenze dannose derivanti dai cambiamenti climatici indotti dall’uomo, a partire dal 2020. A tal proposito i Paesi industrializzati contribuiranno allo stanziamento di un fondo annuo “Green Climate Fund” di 100 miliardi per il trasferimento di tecnologie pulite nei Paesi che hanno bisogno di un sostegno per avviarsi verso il cammino della green economy.

Malgrado proprio gli Stati Uniti si siano fatti promotori di questo importante obiettivo, in quanto classificabili tra i maggiori inquinatori responsabili del mutamento climatico, oggi potrebbero abbandonare la scena. Con una nuova amministrazione, guidata da Donald Trump, gli Stati Uniti si ritirano nel loro isolazionismo perché lo stesso Presidente ha più volte affermato che l’accordo di Parigi sarebbe un accordo squilibrato, che mina gli interessi americani e costituisce un ostacolo alla realizzazione del fare dell’ “America great again”.

Congiuntamente al ritiro si è accompagnata la scomparsa di un’intera sezione sul cambiamento climatico dal sito della Casa Bianca, sostituita da una dedicata a un piano energetico per l’America. L’intento di Trump è quello di eliminare politiche come il “Climate Action Plan”, da lui ritenute pericolose ed inutili. Esso consiste nel piano di riduzione delle emissioni sottoscritto dal suo predecessore Obama.

Tuttavia non si può uscire in modo unilaterale e lineare dall’Accordo di Parigi. Infatti esso contempla un margine di tre anni e un preavviso di un anno, il che fa quattro anni in tutto. Trascorso questo periodo di tempo sarà giunta la fine del mandato di Donald Trump.

Quindi la posizione degli Stati Uniti in materia di cambiamenti climatici potrebbe essere nuovamente negoziata e non essere definitiva, anche perché l’ipotetica distruzione dell’Accordo di Parigi, equivale alla distruzione della Terra stessa.

FONTI ” ACCORDO DI PARIGI “:

Europa.eu
Nazioni Unite
Wikipedia

TESTO ORIGINALE DELL’ ACCORDO DI PARIGI:

Accordo di Parigi English Version

contact IBS by mail